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L'antibiotico resistenza, quante belle parole

il blog di un dentista

Non ve l'aspettavate, ma esiste una cosa che si chiama Giornata europea degli antibiotici, è stata indetta dal parlamento europeo, e si è tenuta lo scorso 18 novembre.

In queste occasioni tante persone importanti dicono tante cose belle e condivisibili per dare senso ad un evento così festonata, tuttavia una persona non qualunque (perché è un collega nonché presidente di una grande associazione di categoria) ha fatto una dichiarazione che non mi ha fatto solo storcere il naso, ma mi ha quasi fatto venire il torcicollo per i nervi.

Si parlava di antibiotico resistenza, e spiegherò cos'è nel paragrao che segue, quindi chi di voi sa già cos'è può saltarlo a pié pari.

Gli antibiotici sono per i microbi quello che per noi sono i veleni, cioè sostanze tossiche che possono tanto rendere menomati quanto addiritura uccidere. Così come una volta i ninja addestravano il proprio corpo a resistere ai veleni, assumendone piccole dosi mano a mano crescenti, per evitare di rimanere uccisi con una dose normalmente letale, allo stesso modo i microbi -che non sono ninja e quindi non assumono antibiotici a piccole dosi intenzionalmente, ma glieli diamo noi- potrebbero, per uno scherzo del destino, "nascere" con degli enzimi speciali che rompono la molecola dell'antibiotico rendendoli immuni o quasi al suo effetto; tanto più spesso viene usato un antibiotico in una popolazione di persone, tanto più diffusi diventano quei ceppi di batteri che posseggono l'antidoto (è selezione naturale). Questo è un fenomeno inevitabile, prima o poi tutti gli antibiotici che conosciamo diventeranno inefficaci per la progressiva selezione di ceppi resistenti, ma usarli solo quando sono proprio indispensabili fa sì che questo evento sia ritardato il più possibile; da questo nascono le campagne di informazione che sconsigliano l'uso di antibiotici per le influenze virali (perché sarebbero inutili ma anzi aumenterebbero ancora di più i batteri resistenti) o per periodi troppo brevi (lasciando indenni tanti microbi che "imparerebbero" a diventare resistenti dopo esser sopravvissuti).

Questo collega, presidente di una grande associazione di categoria, ha detto che i dentisti dovrebbero fare più attenzione a prescrivere antibiotici, e ad evitarli quando non sono necessari.

Mi ha fatto molto innervosire questa dichiarazione, perché provenendo da chi conosce la professione (o dovrebbe, a volte rivestire importanti cariche fa estraniare dalla realtà quotidiana della propria vocazione originale) mostra una sorta di superficialità che per i diretti interessati risulta quasi una presa in giro.

Qualunque odontoiatra un pizzico aggiornato, sa in cuor suo che nel 90% dei normali interventi chirurgici che eseguiamo gli antibiotici sono superflui (il 99% se consideriamo la totalità degli interventi odontoiatrici); qualunque odontoiatra, aggiornato o meno che sia, sa però anche che avere un paziente scontento, per qualunque motivo, può diventare scabroso.

La realtà quotidiana della nostra professione, è che l'aspetto tecnico-scientifico del nostro lavoro arriva fino ad un certo punto, tutto il resto è savoir faire e diplomazia, dettati non da ultimo dalla volontà di autodifesa (è vero per tutta la medicina). Ormai ci sono studi di avvocati che si fanno pubblicità in radio invitando le persone a denunciare il proprio medico al primo sentore di problemi, "tanto avete tempo fino a 10 anni dopo aver scoperto il fatto e ci pagate soltanto in caso di risarcimento". In altre parole, signore e signori, denunciate, denunciate e ancora denunciate, ché nella peggiore delle ipotesi non avete niente da perdere.

Per questo, se ad esempio un dentista fa un'estrazione (o un dermatologo toglie un neo, un ginecologo fa una bruciatura, come preferite), e raccomanda al paziente la sola normale attenzione e regime di riposo, igiene ecc ecc, ma il paziente si aspetta anche che "gli venga dato l'antibiotico", il dentista può fare la "scelta nobile" e dire "no, non le serve alcun antibiotico signora, faccia solo attenzione e segua le mie raccomandazioni, in caso di problemi mi chiami"; a quel punto può esser fiero di sé per non aver alimentato l'antibiotico resistenza, però se il paziente avverte, nel periodo di convalescenza, un qualunque sciocco fastidio, magari anche previsto nel consenso informato, secondo voi penserà che non è nulla di importante e al massimo deve solo avvisare il medico del problema... oppure dirà tra sé e sé "ecco quel cane disgraziato di dentista ladro non mi ha voluto dare l'antibiotico E QUINDI io ora ho questo fastidio! gliel'avevo detto che dovevo prendere l'antibiotico, ma dove l'ha presa la laurea 'sto qua?!"

La conclusione, ovvia, di tutta la vicenda, è che il bravo dentista evita per quanto possibile di prescrivere antibiotici a destra e manca, ma se avverte un'atmosfera "strana" finisce inevitabilmente per far assumere un farmaco che, secondo lui, potrebbe pure non prescrivere... ma meglio così piuttosto che rischiare di dover spedire raccomandate alla propria assicurazione.

Qual è la soluzione? A parte evitare, per importanti esponenti del settore, di rilasciare dichiarazioni poco pesate, direi che bisognerebbe stringere molto le maglie dei procedimenti giudiziari a favore del personale medico nel suo insieme, siccome attualmente anche quando non ci sarebbero le basi per una vittoria del paziente, le assicurazioni sono abituate a pagare lo stesso per mettere tutto a tacere... "tanto poi il premio annuale a quei fessi di medici possiamo alzarlo quanto ci pare, dopotutto l'assicurazione per loro è obbligatoria."

Magari si potrebbe indire una Giornata europea delle denunce pretestuose.

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gravatar di Enrico Enrico
29 Nov 2016, 21:13
Per prima cosa, veramente complimenti per lo spazio che ha reso disponibile.
Volevo segnalare che questo fenomeno descritto da lei, dovrà essere preso "per le corna" come si suol dire, quanto prima; è una questione reale al quale bisogna mettere un freno. E' mia abitudine lavorare con la radio accesa in sottofondo, e da qualche tempo è un continuo di "sei stato vittima di malasanità o errore medico? studio legale...vieni a trovarci ecc..." e la formula è sempre la stessa "pagate la parcella solo se incassate" questo tende a far collassare la sanità e non esagero, è un costo che si ripercuote sulla collettività. Un paio d'anni fa, si occuparono di ciò in una trasmissione (mi sfugge il nome), con telecamere nascoste entrarono in Ospedale l'argomento era la malasanità e lo spreco di denaro pubblico per esami apparentemente inutili, il bersaglio i "medici incapaci", in realtà quello che è emerso è stato tutt'altro, tutti i medici dichiaravano "non ci siamo dimenticati come si fa il medico all'improvviso, il problema è che ora siamo costretti a tutelare noi stessi, davanti ad un giudice non vale più la risposta : da medico ho valutato fosse quella la strada migliore per il paziente; noi ormai le strade le percorriamo tutte, così un giudice non potrà mai più darci torto, tutti gli esami possibili ed immaginabili e tutti i farmaci del mondo li abbiamo fatti e prescritti, d'altronde non è colpa nostra se ci sono i pazienti di professione, che per lavoro denunciano i medici e vivono con questo, e la giustizia che nel dubbio da ragione a loro". Per questo dico, qui il problema è collettivo, secondo me il 30 % delle spese della sanità pubblica sono inutili. Stessa cosa nel privato, diceva bene lei, le compagnie tanto alzano il costo dell'assicurazione, di conseguenza il medico alza il costo della prestazione, ma questo l'opinione pubblica non lo capisce.
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